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La Costa Mazzone è quel luogo paradisiaco posto alle spalle del Semaforo
sulla vetta del monte, che guarda il mare
aperto e l'Ustrica, la cui massa scura si scorge nelle giornate di buona
visibilità. La località è nota per
essere un lembo incontaminato di ambiente
naturale, a precipizio sulla scogliera. Un
luogo sì molto bello e selvaggio, ma
anche parecchio pericoloso, poiché‚
mettere un piede in fallo, significherebbe
fare un volo di oltre trecento metri.
Nella parete della Costa Mazzone si aprono
due grotte, dove ho rinvenuto materiale
archeologico risalente alla preistoria.
Nell'ampio spazio crescono pini marittimi,
frutto di una recente piantumazione,
circondati da palmette e dalla ormai
infestante ddisa. Verso Occidente si trova un unico albero di fico, punto di
riferimento per una magica avventura.
Infatti se si cerca bene tra gli alti
arbusti, si rinviene a Tavula
i chiuva; ovvero una tavola dove sono
piantati innumerevoli chiodi per
l'ancoraggio. Un tempo serviva ad
agganciarvi una robusta corda per
scivolare in un sottostante pianoro
denominato "il Soprano", che è
un tavolato molto ampio, stando bene
attenti alla scarpata della falesia del
Malopasso. Con l'aiuto di un'altra corda
si raggiunge poi un pianoro inferiore
chiamato "il Sottano".
Coraggiosi Partannesi si spingevano in
tali impervi luoghi a rischio della loro
vita, spinti dalla necessità di fare a frasca, ovvero si dedicavano al taglio della palma nana o scuparina
e della cespugliosa ddisa
(Ampelodesma mauretanicus) per fare scope ad uso casalingo e robusti
cordami per le tonnare. Dopo avere
tagliato numerose foglie delle due specie
botaniche, lasciando la pianta madre in
grado di riprodursi e legatele ben bene,
venivano scaraventate giù per il
precipizio sino a raggiungere la
sottostante scogliera o il bagnasciuga. In
un secondo tempo le fascine venivano
raccolte con le barche e trasportate a
Sferracavallo o a Mondello, erano vendute
con buoni profitti, nelle piazze dei
paesi.
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