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IL DAMMUSO DI GALLO ALLA LUCE DEI NUOVI RITROVAMENTI

di Pippo Lo Cascio

 


Oggi il Dammuso si trova in condizioni molto precarie ed urgerebbe un restauro per un totale recupero con intervento di consolidamento in particolare all'architrave ed al tetto, le parti più danneggiate della fabbrica. Per quanto concerne il periodo della sua edificazione ed il periodo della frequentazione, tra gli studiosi esistevano pareri discordi a causa di scarsi ritrovamenti di ceramica  che si raccoglievano nei pressi della torre. Come si sa la ceramica rappresenta un vero e proprio "fossile guida", come per la Geologia, che permette di datare con assoluta precisione un qualsiasi sito archeologico o come nel nostro caso una postazione di vedetta per la prevenzione di razzie da parte di pirati e corsari nel nostro territorio. In una delle tante ricognizioni sul monte, ho avuto la fortuna d'individuare sul lato orientale del Dammuso ed a una decina di metri da esso, una cavità naturale di ca. m 1 x m 1 utilizzata dai guardiani come butto o fossa asettica di scarico, nel quale, per tre secoli, hanno riversato non solo tutte le stoviglie da cucina ed anfore che man mano andavano in frantumi, ma anche ossa residui di pasti. La presenza di tale fossa (una fortuna davvero insperata per gli archeologi) è sfuggita alle attente indagini di precedenti prospezioni archeologiche, solo perchè era ben camuffata tra le rocce del lieve declivio del Pizzo Sella e nascosta alla vista dalla sparuta macchia mediterranea. Fra i rinvenimenti del butto si distinguono numerose ceramiche, sia acrome sia invetriate, ossa di animali (Bos, Equus, Ovis, ecc.), conchiglie terricole, metalli ferrosi fortemente ossidati e numerose selci utilizzate per provocare l'accensione delle micce, mediante sfregamento, in fucili e pistole. I reperti ceramici comprendono non meno di 150 frammenti ed in parte sono stati ricomposti in sede di restauro coprendo un arco di tempo piuttosto ampio che va dal XV al XVIII secolo. Tra le ceramiche si distinguono quelle da fuoco, per la conservazione di liquidi e solidi, piatti, brocche, tazze, ecc., mentre tra le più interessanti, oggi tutte depositate al Museo Regionale di Palermo, è da citare una per la loro forma elegante, unicità di fattura e bellezza nelle decorazioni: come una coppetta invetriata che reca nel cavo il monogramma JHESUS (JHS) sormontato da una croce ricrociata.

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