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L'ultima acquisizione in ordine di tempo della lunga sequela di faldoni delle tonnare di Mondello, di Vergine Maria e dell'Arinella sono nove. Si presentano con fogli raccolti in contenitori rilegati in carta pergamenacea, come quello che ha per il titolo La Tonnara della Rinella. Don Andrea Achate Barone di Mondello, datato 1685. Tutti gli altri sono un insieme di raccolte di documenti della Tonnara della Vergine Maria, relativamente a:
- Conti cautele, esiti per la pesca 1817-1830;
- Relazioni delle fabbriche
- Anni relativi al 1718 - 1823
- Cautele e sciabica
- Anni relativi 1680 - 1820
- Anni relativi 1700 - 1800 ed infine
- Cautele tra il 1617 -1795.
E' da dire, però, che all'interno dei faldoni tra le carte sciolte, si possono trovare anche documenti di argomenti vari, comprese alcune notizie sulla tonnara di Sòlanto.
Se diamo uno sguardo più attento ai documenti che nella maggior parte dei casi si presentono in buono stato di conservazione, osserviamo che il primo volume contiene documenti datati a partire dal 9 giugno 1685, soprattutto atti relativi al possesso della tonnara che a quel tempo apparteneva a Don Andrea Achate, Barone di Mondello e a Donna Blasilla Guiglia e Gerbino, personaggi noti ed oggetto di precedenti studi da parte delle qui presenti Lelia Collura e Francesca Mercadante.
Numerose sono le carte che attestano le liti per determinare i confini delle tonnare calate a mare, con al centro la tonnara di Vergine Maria, tra quelle di Mondello ad occidente e con l'Arenella a meridione, calata seu cruciata, nelle acque antistanti il malfaraggio. Non di rado la tonnara dell'Arinella, chiarisce un documento: è tonnara calata che guarda il greco e tramontana è per essere posta in tal lato più a dupplicato e quindi interferisce con la regolare passa dei tonni. Questa azienda marinaresca è stata al centro di numerose liti, spesso sfociate in annose cause.
Alcune volte i confini marini sono stati determinati facendo affidamento della diretta esperienza di tal Aleccio Rossi di anni septuantacinque fatta con giuramento prattico nelle misure e distanze di tonnare e concluse che li ha sempre osservato. L'idea di far decidere le distanze ad un vecchio saggio, che li ricordava a vista grazie alle triangolazioni che effettuava con precisi punti della terraferma, credo sia stata l'ultima spiaggia tra le parti contendenti, per potere proseguire nella lucrosa attività della pesca del tonno.
Sono altresì contenute curiose lettere come quella del marchese Caracciolo del 1782, diretta ai proprietari Don Francesco Oneto e Migliaccio, dove si cita: avendo toccato il turno della tonnara della Vergine Maria che possiede in unione con Giovanni Oneto duca di Sperlinga, egli DEVE contribuire al gabelliere del pesce con l'elargizione di sette tonni e cioè, 4 al mese di maggio e 3 nel mese di giugno. Poco oltre in un'ulteriore lettera dello stesso Oneto, scrive giustificandosi di non poter onorare l'impegno a causa della sterilità della stagione di pesca e afferma che per sopravvenuti problemi, non ha potuto far calare il corpo, ma solamente la cuncuma (che è la parte sommitale di una rete) e che quindi per quell'anno, non ha pescato.
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