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Questa ricerca non è
solo la ricostruzione di uno degli ultimi
ambienti umidi della Piana dei Colli di
Palermo, passato alla storia come
"Pantano di Mondello", ma è
anche la storia cronologica di un bene
naturalistico, immolato quando l'uomo non
fu più in grado di fermare la malsanìa
che si sprigionava dal lago e prodotta dai
suoi stessi interventi devastanti. Sino a
quando la campagna, il mare, la fascia
collinare, l'acquitrino e la litoranea
sabbiosa del Golfo, non subirono selvagge
manipolazioni, l'uomo visse al suo fianco
e sopravvisse anche grazie alle sue
economie della ddisa,
delle canne e della cattura della
selvaggina. Le irrimediabili
trasformazioni dovute alla rottura del
diaframma costiero tra il mare e la
laguna, agli scarichi di carcasse di
animali morti e di sfabbricidi, alle
catture indiscriminate degli animali
stanziali e da passa, riuscirono a rompere
quel fragile equilibrio esistito da
millenni. La sua cancellazione ha
significato la distruzione di un
ecosistema insostituibile, ricco di
biodiversità ed una delle più importanti
stazioni di sosta e di nutrimento per i
numerosi uccelli migratori in transito
verso il Sud. Lo sconvolgimento del
paesaggio litoraneo ha attratto gli
speculatori ed indirizzato gli urbanisti
alla valorizzazione fondiaria e creato
quel mosaico di orti e di agrumeti che
nell'ultimo trentennio sarebbe stato
smembrato a favore della costruzione di
strade e di parcheggi e sul quale si
sarebbero sparsi a macchia d'olio villini
e casette per la villeggiatura estiva.
Oggi l'areale della laguna si stenta a
riconoscerlo; scomparsi anche i giardini
storici del Canonico e quelli geometrici
ed odorosi sapientemente coltivati da u
zu' Simoncino Mancuso, rimangono pochi
muti testimoni, quali un ciuffo di alghe,
qualche pianta essiccata, esposta all'Orto
Botanico di Palermo e le intramontabili
cannucce che crescono attorno all'inutile
posteggio automobilistico, voluto
dall'Amministrazione Comunale, utilizzato
un mese su dodici.
Attraverso
le cronache di oltre tre secoli di storia,
è stato possibile tracciare il passaggio
da luogo naturale ricco di biomasse a
luogo cementificato ed antropizzato. La più
antica data di questa story
è quella relativa allo sfruttamento
del Piano da parte dell'imprenditore
Mastro Gaddu da Nubula; la più recente si
riferisce a quella della Società Belga,
che "debellata" la malaria e
cancellato il Pantano, chiese la
concessione dell'area ad uso esclusivo; la
data più idilliaca è del 1810 relativa
ad una raffigurazione pittorica (la sola
che si conosca) del Pantano e della Piana
dei Colli;

la più romantica è invece
quella del ritrovamento di un biglietto
olografo di Enrico Piraino, barone
Mandralisca di Cefalù, con la dicitura: Conchiglie raccolte al Pantano vicino del Capo di Gallo.

Ci fa
piacere pensare che sono state raccolte
personalmente dallo stesso filantropo,
nobile, colto e ricco cefaludese, nei
fondali di acque chiare del Pantano.
Continua
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