Storia e Preistoria

 

 

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Aspetti storico – religiosi di  Valdesi,
Martini e Mondello

di Pippo Lo Cascio

 

 Le più antiche testimonianze di Valdesi, si riferiscono all'Età del Rame, periodo che si fa risalire a 3.500 prima della venuta di Cristo, grazie alla scoperta della necropoli "Valdesi" [1] al Giusino, una vasta area cimiteriale, in parte distrutto per la “colmata” del Pantano di Mondello, localizzata tra le località Anfossi e la fascia pedemontana del Pellegrino. Il sepolcreto, composto da una serie di tombe "a forno" appartenenti alla facies culturale della “Conca d'Oro”, ha tra le più interessanti, quella di via Persefone, venuta alla luce nel 1970, durante le fasi di sbancamento per l'edificazione di una villa della villeggiatura estiva. Benché oggi parzialmente distrutta, ma con una tipologia ben “leggibile”, la tomba aveva un corredo funerario costituito da otto boccali e da alcuni vasetti fittili, che riconducono alle tombe a pozzetto, ad una o più grotticelle, tipiche di quel periodo della preistoria dell’umanità [2].

Un’altra isolata tomba è stata scoperta in via Colonia Marina, sempre in territorio di Valdesi, dove l’indagine archeologica ha portato al recupero di materiali fittili consistenti in vasi con vistose tracce di ocra rossa, un pigmento naturale utilizzato per camuffare il pallore del corpo del defunto [3]. Un’interessante sito, ma non facilmente visitabile, si trova all’interno dei naturali ingrottati posti nella falesia occidentale del Pellegrino, in località la Montagnola. Si tratta di una necropoli rupestre, indagata con l’ausilio di una squadra di alpinisti [4], che l’hanno raggiunta con l’ausilio di corde dalla cima del rilievo ed hanno recuperato un grande tesoro ceramico. Tra i materiali salvati, tutti appartenenti alla media Età del Bronzo alle culture di Castelluccio e del Milazzese, figurano alcuni vasi, olle, coppe, pithos, ciotole e numerose lame di selce e di ossidiana. Di età storica é invece una tomba punica con ingresso monumentale, preceduto da un lungo dromos con tredici scalini scavati nella calcarenite. Il sepolcro è stato rinvenuto negli anni '70 del Novecento da Francesca Mercadante e dallo scrivente, all'interno di una moderna villa in costruzione in via Lugano in località Anfossi [5]. Dalle notevole dimensioni e con due ambienti sotterranei di cui uno con lettuccio funebre, probabilmente si tratta dell’ultima dimora di un guerriero o di un nobile cartaginese o comunque di un importante personaggio Nord - africano. Sono purtroppo scarse se non addirittura inesistenti le notizie storiche e bibliografiche d’età medievale e rinascimentale. Anche per il Sei - Settecento non si hanno molte conoscenze di vita   Continua


[1] Cfr. P. Lo Cascio – F. Mercadante, I beni archeologici di monte Gallo. Carta archeologica. (Siti preistorici, Ellenistici, Punici e Romani), Palermo 2005, p. 68.

[2] Cfr. C. A. Di Stefano, Una tomba dell'Età del Rame alle falde occidentali del monte Pellegrino, in Panormus III, Palermo 1991, pp. 135-152.

[3] Cfr. D. Miceli, Mondello: i nostri avi sotto le ville, in Giornale L'ORA, 29 luglio 1989.

[4] Cfr. G. Mannino, La necropoli rupestre della Montagnola e i graffiti parietali del “Cozzo della Statua” in Panormus III, Palermo 1991, pp. 97-134.

[5] Cfr. P. Lo Cascio, Mondello tra torri e pirati, Palermo 1995, pp. 25-26; ID., Tomba cartaginese scoperta da una … ruspa, in Mondello, Rivista dell’Associazione Mondello, a. I, n. 4, Palermo 1992, pp. 18-19.

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