E' una prima ricostruzione storica di tutte le
chiese del territorio delle due Piane, ad
Occidente della Conca d'Oro, attraverso lo
studio di antiche carte topografiche e di
fortuiti ritrovamenti archivistici.
Nicola da Bari, invocato protettore nei
temporali e contro la peste e la fame, è
il santo cui gli si riconosce il merito di
aver dato notorietà e lustro, sin dal nel
XV secolo, al territorio partannese, con
la consacrazione del Convento dei PP
Gesuiti di Casa Professa e di una
chiesetta sorta in riva al mare alla Punta
di Cèlesi, oggi, purtroppo non più
esistente. I precedenti secoli, il XIII ed
il XIV, vedono il Planum Galli (il Piano di Gallo vasto areale circoscritto dai monti
Gallo, Pellegrino e Billiemi e limitrofo
alla Piana dei Colli) brulicare di attività
agricole legate allo sfruttamento delle
terre, al taglio della foresta, dei
canneti, alla cattura di animali e di
pesci d'acqua dolce nei pantani, tra cui
quello di Mondello era tra i maggiori. Si
tracciano numerose trazzere
per potere raggiungere con più facilità
i posti di lavoro e lo scaro di Mondello
per imbarcare le merci costituite in
massima parte da uve, vini pregiati come
il Vernaccia ed il Malvasìa, da prodotti
agro-pastorali, come il fascine di mirto,
legnami, pelli lavorate, sale e carni
macellate. Negli incroci di trazzere od in particolari località, sorgono cappelle, piccoli
templi o chiesette dedicate a santi, in
molti casi saranno ingrandite e
trasformate, in segno di una straordinaria
continuità della devozione verso l'essere
superiore e protettivo, come le edicole (aediculae) di periodo romano edificate a protezione di immagini
sacre o di epigrafi.
Con molta probabilità la chiesa di San Lorenzo
fondata in epoca normanna extra
moenia e tuttora esistente lungo lo
"stradone" che dalla città
murata conduceva al Piano di Gallo in
direzione delle due portelle di mare
costituite da Mondello e da Sferracavallo,
non fu la sola a subire tali metamorfosi.
Anche il complesso chiesa e convento di
San Nicola allo Z. E. N., (il toponimo
Zona Espansione Nord è sempre più
caratterizzante di un impersonale San
Filippo Neri) edificati alle spalle
dell'attuale villa Verde per la
ricreazione dei padri nei giorni di
vacanza, ricalcano la medesima logica
costruttiva. I resti dei due edifici sacri
si rinvengono, infatti, in prossimità di
un nodo viario particolarmente trafficato,
costituito dalla via Scordia che lambisce
la settecentesca villa Scalea, dalla via
Chirone che si snoda in direzione di
Partanna e della via Castelforte. Inoltre
facevano capo la via Faraone che
conducevano un tempo a Cardillo, la via
San Nicola che serpeggiando raggiunge lo
Z. E. N. ed infine la via Pescia, il cui
toponimo ricorda la famiglia di origine
ligure del XVII secolo che antropizzò il
luogo.
Della comunità gesuitica, per gli
anni antecedenti il 1767, sono documenta
le ricchezze e i beni fondiari costituiti
da "… terre circondate da mura (oggi in parte esistenti), vigne,
ulivi, carrubi, mandorli, giardino,
trappeto, cantina case …". La
chiesa era ad una navata lunga palmi 30 e
larga 20 (m. 8 x 6), con una porta ad arco
centrico decorato con un cordone
intagliato poggiante ai lati su due
piccoli angeli marmorei che reggevano le
armi della famiglia Pilo, fondatrice della
chiesa. Sopra la porta vi era una croce
intagliata in pietra che sovrastava il
prospetto di un piccolo campanile. Oggi il
rudere dell'edificio sacro si presenta con
una severa facciata tardo-settecentesca
dalle forme neoclassiche.
Le vicende della nascita della chiesa di Partanna,
dedicata a Santa Maria degli Angeli, sono
legate all'antico nucleo storico facente
capo alla villa Partanna ed alla casena
Campisi, elementi generatori della
borgata. In mancanza di prove
documentarie, le testimonianze tramandate
oralmente da antiche famiglie partannesi,
danno per certo che la chiesa venne
edificata tra il XVII ed il XVIII secolo,
sulle preesistenze di un'antica cappella
privata con relativa area cimiteriale
facente parte della tenuta Campisi.
Fondata con il nome di "Madonna dei 7
dolori", è ad una grande navata
cruciforme, ma è certo che durante i tre
secoli di vita, subì numerosi
rimaneggiamenti come testimoniano alcune
foto di vita cittadina che la ritraggono
in periodo della bella èpoque ed alcuni
documenti di padre Lorenzo Iandolino, il
secondo parroco della comunità religiosa.
Il bassorilievo di scuola gaginiana in
marmo "zuccherino", addossato ad
una parete del fonte battesimale, la
gloriosa Congregazione, fondata nel 1866,
anno in cui la chiesa ascese al rango di
parrocchia e la sottostante cripta,
documento materiale della storia di
Partanna e del territorio, arricchiscono
la celebrità del tempio. Oltre le chiese
già citate che hanno lasciato un profondo
solco sociale ma soprattutto religioso
nella collettività, è doveroso ricordare
quelle "moderne" come la chiesa
di Maria Santissima all'Addaura, di San
Girolamo a Mondello e di Santa Maria
Assunta a Valdesi e tutti quegli edifici
sacri che sono stati punto di riferimento
contro il dilagare della pirateria nei
secoli XVI e XVII e contro la malaria nei
secoli XIX e XX. La chiesa della Madonna
della Grazia alla Tonnara, sorgeva nei
pressi dell'omonima torre di avvistamento
e di difesa di Mondello; quella dedicata a
San Vincenzo tra la via Catalano ed il
baglio Bonfiglio, oggi ridotta a
magazzino; la chiesa della Madonna della
Misericordia del 1626, " … nel luogo del sacerdote don Besio teatino di Partanna Mondello
…", purtroppo non ancora
individuata con certezza; il tempietto
rurale di piazza Caboto voluto da
Ferdinando IV di Borbone ed abbattuto al
sorgere di Santa Maria Assunta di via
Mater Dei a Valdesi; la già citata San
Nicola a Punta Cèlesi, quella alle falde
del Gallo di cui non ci è pervenuta il
nome ed infine la chiesa rupestre dedicata
a Santa Margherita, i cui ruderi sono da
ricercare sulle balze dell'omonimo monte
Gallo. Non meno importanti sono state le
numerose cappelle e chiese delle ville
settecentesche della Piana, che tra i
secoli XVII e XVIII se ne consentiva l'uso
a contadini e alle maestranze dipendenti,
per le celebrazioni e per le funzioni
religiose. Tra le tante si ricordano: la
Santa Rosalia del 1638 nella villa Parisi
a Tommaso Natale, la Sant'Anna del 1723 di
villa Castelforte, il SS Crocifisso della
villa De Simone, l'Immacolata Concezione
della casena
Alliata del 1723 ed il Sacro Cuore della
Mattei-Mercadante che nel 1799 sostituì
nelle funzioni religiose addirittura la
chiesa di Partanna per volere dello stesso
re Ferdinando IV di Borbone "... aderendo alle suppliche degli abitanti (...) fosse elevata a chiesa sacramentale ed eretta a parrocchia
...".