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Superare
quelle approssimazioni ed ovvietà
acquisite come verità innegabili sul
piano interpretativo dei reperti
archivistici ed archeologici, che più che
illuminare un percorso scientifico, lo
rendono sterile, banale e privo di
concretezze e di valore, è soprattutto
uno dei miei intendimenti, quando si
tratta di ricerca storiografica.
Proponendomi, come fine ultimo,
pedissequamente ricercato, il dato tecnico
e scientifico, ho abiurato alle
conclusioni scontate o consolidate,
fornite da quanti mi hanno preceduto, ed
ho posto al centro della mia ricerca
l’oggetto del ritrovamento e su questo
mi sono concentrato affinché potessero
esserne desunti elementi inoppugnabili,
comparandoli con altri fattori consolidati
e precipuamente riscontrabili nella
storiografia. Tutto questo non è stato
facile, poiché per tentare nuovi percorsi
a volte si tralasciano strade comode e
sicure, soprattutto quando l’indagine
territoriale è insufficiente e deve
essere ancora interamente realizzata.
Sicché, mi sono impegnato sul campo, con
estrema fatica, pretendendo ogni volta
un’attenta analisi del documento che ha
implicato la necessaria scelta sul piano
interpretativo. Tale sforzo mi ha permesso
un approfondimento della storia locale
territoriale, spesso tradotta, in termini
utilitaristici, in un ampliamento ed in un
riesame di microstorie. Scomposti i
singoli elementi in frazioni e
sottoinsiemi, filtrati le ipotesi
forvianti che inevitabilmente allontanano
dalla soluzione più semplice, credo di
essermi imposto un atteggiamento rigoroso
e libero da qualsiasi pregiudiziale
ideologica. In questo senso trovo
consolante, essermi lasciato guidare
unicamente da un atteggiamento
meticolosamente scientifico. In tal
maniera, il dato squisitamente tecnico,
diveniva il vero principale artefice
dell’indagine, consentendo, una diversa
e più obiettiva collocazione
dell’avvenimento, nell’alveo
cronologico. L’ipotetico o il
supponibile era quindi superato, e
conseguentemente liberato dal dogma
dell’approssimazione. Non aggiungo nulla
di nuovo, sostenendo che l’archeologo,
deve costantemente porre i propri sensori,
al servizio della misurazione e
dell’investigazione del reperto e solo
successivamente passare alla comparazione
storica con altre fonti d’informazioni
precedentemente acquisite. La minuziosa
ricostruzione del
Continua
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