Storia e Preistoria

 

 

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MESSAGGI DI FUOCO E DI FUMO TRA IL CAPO GALLO E LA ROCCA DI CEFALU'

di Pippo Lo Cascio

 

     Superare quelle approssimazioni ed ovvietà acquisite come verità innegabili sul piano interpretativo dei reperti archivistici ed archeologici, che più che illuminare un percorso scientifico, lo rendono sterile, banale e privo di concretezze e di valore, è soprattutto uno dei miei intendimenti, quando si tratta di ricerca storiografica. Proponendomi, come fine ultimo, pedissequamente ricercato, il dato tecnico e scientifico, ho abiurato alle conclusioni scontate o consolidate, fornite da quanti mi hanno preceduto, ed ho posto al centro della mia ricerca l’oggetto del ritrovamento e su questo mi sono concentrato affinché potessero esserne desunti elementi inoppugnabili, comparandoli con altri fattori consolidati e precipuamente riscontrabili nella storiografia. Tutto questo non è stato facile, poiché per tentare nuovi percorsi a volte si tralasciano strade comode e sicure, soprattutto quando l’indagine territoriale è insufficiente e deve essere ancora interamente realizzata. Sicché, mi sono impegnato sul campo, con estrema fatica, pretendendo ogni volta un’attenta analisi del documento che ha implicato la necessaria scelta sul piano interpretativo. Tale sforzo mi ha permesso un approfondimento della storia locale territoriale, spesso tradotta, in termini utilitaristici, in un ampliamento ed in un riesame di microstorie. Scomposti i singoli elementi in frazioni e sottoinsiemi, filtrati le ipotesi forvianti che inevitabilmente allontanano dalla soluzione più semplice, credo di essermi imposto un atteggiamento rigoroso e libero da qualsiasi pregiudiziale ideologica. In questo senso trovo consolante, essermi lasciato guidare unicamente da un atteggiamento meticolosamente scientifico. In tal maniera, il dato squisitamente tecnico, diveniva il vero principale artefice dell’indagine, consentendo, una diversa e più obiettiva collocazione dell’avvenimento, nell’alveo cronologico. L’ipotetico o il supponibile era quindi superato, e conseguentemente liberato dal dogma dell’approssimazione. Non aggiungo nulla di nuovo, sostenendo che l’archeologo, deve costantemente porre i propri sensori, al servizio della misurazione e dell’investigazione del reperto e solo successivamente passare alla comparazione storica con altre fonti d’informazioni precedentemente acquisite. La minuziosa ricostruzione del Continua

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