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MESSAGGI DI FUOCO E DI FUMO TRA IL CAPO GALLO E LA ROCCA DI CEFALU'

di Pippo Lo Cascio

 

si trovano, in ottima posizione strategica, la torre Mazzone di Gallo[1], la torre Amari o Dammuso di Gallo[2] e la torre della Vuletta[3], tutte e tre appollaiate sulla tormentata falesia del Malopasso[4]. L'individuazione dei due canali preferenziali per l'invio dei messaggi in codice, denominati di "lunga" e di "corta comunicazione", ha permesso di comprendere, per esempio, il perché della presenza di più torri, a vista tra di loro[5], in uno spazio relativamente breve e della distinzione delle due vie a seconda del capolinea e delle persone cui era destinato il messaggio visivo. La costa Nord-occidentale, per la buona riuscita del servizio di "lunga" e di "corta comunicazione", aveva una stazione intermedia, in altre parole uno dei punti ottici di ricezione e di smistamento, proprio sul monte Gallo, in posizione equidistante tra i due rilievi protèsi verso il mare aperto, San Vito Lo Capo (Trapani) ad Ovest e la cittadina di Cefalù ad Est. Nella "lunga comunicazione" il messaggio inviato, per esempio, dalla torre dell'Usciere[6] o dalla torre Impiso[7] di San Vito[8], dopo un avvistamento di legni nemici in avvicinamento, riusciva ad essere interpretato molto chiaramente e in pochissimo tempo trasmesso sino ad una distanza di circa 140 chilometri, che é quella che intercorre tra il paese marinaro trapanese e la cittadina normanna all'ombra della Rocca. Il messaggio doveva però essere necessariamente decodificato e rinviato dai torrari del Mazzone di Gallo, essendo il Capo il punto più avanzato nel mar Tirreno della Sicilia Nord-occidentale.

Con il sistema della "lunga comunicazione" nel volgere di qualche ora, tutta la costa fra Trapani e Messina veniva allertata del pericolo di sbarchi pirateschi avvistati o sbarcati nel lontano paese di San Vito; quindi, si dava il tempo necessario alle staffette dei cavallari ed alle truppe di terra per contrapporre le necessarie difese permettendo alle popolazioni



[1] Cfr. P. Lo Cascio, Mondello tra torri e pirati, Palermo 1995, pp. 63-66.

[2] Cfr. P. Lo Cascio, Una torre di avvistamento della costa palermitana. Il Dammuso di Gallo o Torre Amari (con appendice di S. Fiorilla), in Sicilia Archeologica n. 80, 1992, a. XXV, pp. 7-47.

3 Cfr. P. Lo Cascio, Monte Gallo (Palermo): crocevia dei fani, in Archeologia, rivista dei Gruppi Archeologici d'Italia, nn. 9-10, settembre-ottobre 1994.

4 Irta falesia particolarmente suggestiva (quota massima al Dammuso di Gallo con m. 429) ricadente sulla scogliera di tramontana. Cfr. S. Pedone, Il portolano di Sicilia di Filippo Geraci (sec. XVII), Palermo 1987, p. 90. "... a miglia uno Capo di Gallo, quale fa una montagna alta, che comparisce da lontano detta montagna corre a pico, e se cascasse una pietra si riduce in mare ...".

5 E' il caso della torre Amari e della torre Mazzone di Gallo, distanti tra loro poco meno di cinquecento metri in linea d'aria e delle torri di Sferracavallo "A", "B" e "C", distanti meno di duecento metri, l'una dall'altra.

6 Anticamente la torre era chiamata "Sceri", "Scieri" o "Xeri" termine poi corrotto nell'attuale nome di Uscieri

7 La torre Impiso si eleva su una punta sporgente in mare nell'estremità occidentale del grande golfo di Castellammare.

[8] La lingua di terra di San Vito Lo Capo é in vista dal monte Gallo, nelle giornate di buona visibilità.

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