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Tra i più bei promontori che con le loro
imponenti masse rocciose
lambiscono il mare che bagna la
costa settentrionale della Sicilia, vi é senza
ombra di dubbio, quello di Capo
Gallo che separa i golfi di
Mondello
e di Sferracavallo. Come spesso avviene in
siffatte situazioni morfologiche,
alcune grotte, scavate dall'erosione
marina, hanno costituito
fin dalla fine del Pleistocene (il
Paleolitico superiore, un periodo
che si data a circa 12.000 anni or sono),
un ottimo e sicuro ricovero
per un uomo che cacciava il cervo, I'Equus
hidruntinus, un equide
ormai estinto e raccoglieva tra gli scogli
le grosse Patelle ferrugine,
ridotte
oggi ad un numero davvero esiguo. Era opinione comune, soprattutto
tra la maggior parte degli studiosi che si
sono marginalmente occupati o hanno
scritto testi sulla storia delle Piane
dei Colli e di Gallo e segnatamente sul
borgo di Mondello, che l'origine ed il suo
sviluppo urbanistico, storico e sociale,
sia avvenuto in tempi
a noi molto recenti, ovvero dopo la
sconsiderata alterazione dell'habitat
e la trasformazione territoriale con
la "colmata" del Pantano, ad
opera del principe Scalea, senatore del
Regno d'Italia. Vennero poi le scoperte
dell'arenile del Golfo, le acque
cristalline del mare, le gite "fuori porta"
dei Palermitani e con esse 1'edificazione
delle ville del Liberty, lungo
le principali vie. Niente
di più falso. La storia del territorio
mondellese affonda invece le
proprie radici nella Preistoria
dell'umanità, costellata dalla presenza
di comunità
antropiche che vivevano all'interno delle
grotte al riparo dei
rigori
invernali e dagli attacchi degli animali
feroci, nutrendosi dei prodotti
della caccia, della pesca e della terra,
come le radici che poteva cavare
dalla terra dalle fasce pedemontane e
dalle zone acquitrinose delle
due Piane. Con la fase successiva, con la
Protostoria, Mondello e l'entroterra
assunsero un notevole punto di riferimento
per tutti quei naviganti
e commercianti che si avventuravano tra le
nostre coste. Un esempio su tutti ci é
dato dalla frequentazione della grotta
Regina alla Fossa
del Gallo, ricca di centinaia di disegni e
di iscrizioni di età punica,neo-punica
e libica, 1'antro che sino ad oggi
rappresenta 1'unico santuario fenicio-punico
di tutto il bacino del Mediterraneo. Ricco
di aziende agricole
ed artigianali e vivace di commerci, fu il
territorio in eta' medievale e
rinascimentale, tanto da essere
considerato l'agro alimentare dell'altra
Palermo", ovvero della "Palermo
fuori le mura". Il monte Gallo, con
un asse di circa 4 chilometri ed un
perimetro di base
che supera di poco i 13, si
frappone al monte Billiemi a Sud, la cui
cima più
alta é rappresentata dal Pizzo Minolfo di
m 763 s.l.m. ed al monte Pellegrino di m.
606 ad Est. Questi monti fanno da corona
alla Piana dei Colli ed alla ormai
cementificata Conca d'Oro e costituiscono
un forte baluardo naturale contro i venti
provenienti da Nord e da Nord/Ovest.
Le loro mole riparano altresi la
citth di Palermo e le borgate 1imitrofe ad essa
dai fastidiosi venti di scirocco,
lasciando solo due accessi al mare: a
ponente la "porta" di
Sferracavallo ed a Mondello quella di
levante. Nel
comprensorio del monte
Gallo nel versante Nord-occidentale,
zona chiamata
"La Fossa del Gallo" o "La
Marinella", insistono ben cinque
grotte che furono parzialmente esplorate
gih alla meth dell'Ottocento da Anca
e da Gemmellaro e nel 1900 dal De
Gregorio, mentre una sesta é
stata
scoperta dallo scrivente qualche anno
addietro, durante una
campagna di ricerche
archeo-paIetnologiche. Tra interessanti
cavità e ripari
sottoroccia, sono tutt'ora ricchi di
materiale archeologico consistente in prevalenza
in disegni parietali, selci ed ossidiane
lavorate, frammenti ceramici ed ossa di
animali. Dopo
l'istituzione del parco areheologico,
atteso dai cittadini da diversi
anni, sarebbe opportuno effettuare alcune
sistematiche campagne di scavo
come quelle avvenute di recente alla
grotta Impisu di Sferracavallo, ad
opera dell'archeologo Sebastiano Tusa
autore di numerosi
lavori scientifici.
Le grotte e i ripari naturali del
monte, cavità carsiche scavate
dall'azione di
antichi mari, si trovano a Mondello, (le
grotte Bianca e dell'Acqua prospicienti
il borgo di pescatori ed il talus della
grotta Perciata nella proprietà
Leone) a Partanna, (le grotte La Barbera,
Bauso Rosso e Costa Mazzone) e a Tommaso
Natale, (le grotticelle di Cazzo
Portello). Alcune si aprono
sul piccolo borgo e zona halneare di
Sferracavallo, come la sopra menzionata
grotta Impisu (dell'Impiccato), grotta
Pecoraro ed il riparo
Schillaci.
Tutt'attorno la fascia pedemontana del
Gallo sono inoltre da ricordare una serie
di grotte e di ripari indagati solo
parzialmente abitati sin dalla
preistoria da gruppi di cacciatori e di
raccoglitori che hanno lasciato numerose
tracce della loro presenza in quest'angolo
del territorio palermitano. Tra queste
ultime sono da citare le
cinque grotte della Marinella alla Fossa
del Gallo che hanno restituito oltre
a numeroso e variegato materiale
archeologico, tra cui quello d'industria
litica in selce e resti di pasti come
gusci di patelle e di trochidi
e di ossa di animali vissuti in questo
territorio prima della frequentazione
umana.
Continua
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