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Tra
la fine del 1800 ed il primo ventennio del
'900, si sviluppò e si diffuse in Europa
uno stile architettonico e figurativo
denominato "Modernismo" o
"Arte Nuova". In Italia il
fenomeno culturale prese convenzionalmente
il nome di Liberty, per la preferenza che
gli artisti avevano per l'uso dei motivi
tratti dal mondo floreale.
Tra tutte le città italiane interessate a
tale fenomeno artistico e culturale,
Palermo è senza dubbio quella in cui
sopravvivono maggiormente le testimonianze
più interessanti e caratterizzanti, dove
gli architetti rispondevano ai nomi di
Basile, Alagna, De Giovanni, Rivas,
rappresentanti e punto di riferimento per
tutta la corrente. Negli anni della Belle
Époque, il Liberty a Palermo coincise
con un risveglio di iniziative e di
dibattiti culturali a cui presero parte
anche imprenditori ed industriali del
calibro di Rutelli, Utveggio, Florio,
Whitaker, Sandron, divenendo essi stessi
committenti di architetti e di ingegneri,
promotori di tale particolare riforma
dell'abitare. Il nuovo stile
architettonico ebbe la capacità di
rinnovare in un ventennio l'immagine della
stessa città di Palermo, amplificandone i
risultati artistici nelle corti e nei
salotti delle capitali europee.
Alla
fine del XIX secolo con l’attuazione del
Piano Regolatore Generale, denominato
Giarrusso dal nome del suo ideatore, si
delineò la tendenza della città di
Palermo ad espandersi lungo la direttrice
settentrionale, fenomeno che si accentuerà
ancora di più con le costruzioni edilizie
nel primo Novecento e che proseguirà con
il successivo Piano Regolatore Generale
del 1959.
Il
Liberty interessò oltre l'architettura e
la scultura, anche le cosiddette
"Arti minori", comprendenti il
ferro battuto, la ceramica, il vetro
decorato, l'intaglio, il mosaico, lo
stucco e la decorazione, mezzi espressivi
con cui gli artisti si prefiggevano il
recupero delle tradizioni artigianali, in
parte dimenticate o superate dalle nuove
tecniche e dai processi di lavorazione. Un
altro genere di decorazione che poteva
simulare il mosaico, é quello delle
mattonelle smaltate, che si possono
ammirare come sopra porte o sotto le
tegole di molte ville e palazzi. Famosa
divenne la ditta Ducrot, che realizzò su
progetto di Ernesto Basile gli arredi e le
suppellettili per gli interni dei suoi
edifici, con un gusto tale da avere molte
richieste e commesse di lavoro. Sulla scia
di questo clima culturale e professionale,
innescato in modo particolare dal Basile
che fu il depositario e il capostipite di
una sperimentazione autoctona della
"nuova architettura", nacquero
le opere più significative che
interessarono soprattutto i quartieri,
Politeama, Palazzo Reale, Oreto, Libertà
e quelli così detti “fuori porta”,
dei piccoli centri di villeggiatura di
Baida, di Sferracavallo e di
Mondello-Valdesi. In questo clima di
espansione delle nuove zone residenziali,
iniziò la trasformazione dei terreni
dell'ex Pantano ad opera della Società
Italo-Belga Les
Tramways de Palerme, "... secondo
le direttive del Piano Regolatore
Giusino-Valdesi del 1911 redatto dalla
stessa società e incentivato dalla legge
nazionale del 1910 per l'incremento delle
stazioni turistiche ...".
Ma
l'aspetto principale della
rappresentatività della moda nella nuova
zona della villeggiatura, fu senz'altro il
villino, che influenzerà a tal punto la
società d'inizio secolo, tanto che
l'immagine architettonica della città
balneare, venne affidata ai più affermati
professionisti di quegli anni. La Società
Belga, costituitasi il 1 agosto 1909
presso il notaio Edoardo Dubost di
Bruxelles, nel clima di lottizzazione
della fascia costiera e per venire
incontro ai numerosi acquirenti, offrì
l'opportunità a tanti cittadini
Palermitani di acquistare lotti di terreno
per costruire i villini, potendo scegliere
comodamente tra due differenti modalità:
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