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E' un segno apotropaico formato da due anelli schiacciati ad ogiva o d'altra forma, incatenati tra loro e che riassumono insieme lo schematismo della stella di David, della croce e della svastica, quest'ultima simbologia è stata già riprodotta sin dalla preistoria dell'umanità. Il simbolo assunse il nome del figlio di David, per il semplice fatto che ad esso si collegava la sapienza, il legame "uomo - Dio", e fu quindi considerato un simbolismo alto e prestigioso capace di sconfiggere qualunque malanno e di risolvere problemi che per gli umani potevano essere a dir poco insormontabili. Anche la stella e la croce sono simbolismi molto diffusi nell'antichità, allegorie che conferiscono una particolare ascendenza al nostro segno salomonico, e ciò indipendentemente dal numero e dalla policromia delle fasce che vi si aggrovigliano.

Per l'età romana l'iconografia del "nodo" è fittamente documentata tra i mosaici pavimentali della villa Saturnini di Capena Roma (inizi I secolo d. C.), negli scavi archeologici di Pompei, a Ostia, a Stabia, a Nora in Sardegna, a Breno (Brescia) e a Sabratha in Libia, solo per citare le località più note del Mediterraneo. Un rilievo inalterato, se non potenziato, il "nodo" lo mantiene nel mosaico paleocristiano, datato dal IV al VII secolo, quando diversi simboli della religione vennero reinterpretati ed affiancati ai nuovi, con lo scopo di collegare la continuità del Supremo con gli ideali stessi della religione cattolica. Oltre che nell'area siro - palestinese, dove i "nodi" si ritrovano in grandi rosoni cruciformi, accompagnati da pavoni, meandri a svastica e a creature marine, il simbolo predomina le opere architettoniche delle popolazioni germaniche (Franchi, Burgundi, Alemanni e Longobardi) che s'insediarono, a vario titolo, entro i confini dell'impero tra il V ed il VI secolo d. C. I "nodi di Salomone" compaiono per lo più in contesti funerari, in corredi di guerrieri di rango, in cippi e in tombe femminili, riccamente ornate.
Nel segno della continuità di "uomo - Dio" e di "terra - cielo" e sulla scia delle valenze tradizionali, la presenza del "nodo" la ritroviamo nei portali, capitelli, mensole e plutei, le cui espressioni più alte, in Italia, sono rappresentati soprattutto in Lombardia. A partire dall'XI secolo, si può costatare la presenza di "nodi salomonici" in un ventaglio di oggetti diversi da quelli sino ad ora considerati, ma pur sempre connessi all'ambito della sacralità, quali croci e reliquari. La particolare destinazione magico funeraria ed il contesto figurativo dell'oggetto, tendono a porre il "nodo" come simbolo di eternità dell'anima, legame con il divino, simbolo guaritore per ogni malanno e difensore dal maligno e contro ogni qualsiasi altra calamità proveniente dal mondo dell'occulto.
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