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Di tutt'altro genere sono le opere in maiolica o in terra smaltata che cominciarono ad essere prodotti in età romanica. Scodelle, borracce e tazze per uso quotidiano di monasteri e di conventi, dal XII al XVIII secolo, mostrano svariati "nodi di Salomone" istoriati sulle facce esterne, a testimonianza della familiarità che avevano i religiosi con i simboli propiziatori e con i loro significati. Sempre in ambito religioso va annotata la voga transalpina di piastrellare le abitazioni con maioliche raffiguranti i "nodi salomonici"; un caso degno di nota si trova nel Palazzo dei Papi ad Avignone, dove nello studium di Benedetto XII, è raffigurato il "nodo", posto a diretto contatto tra la divinità "in terra" e quella che abitualmente sta "in cielo".

Per l'età medievale in Sicilia, lo studioso Franco D'Angelo ne ha documentato il simbolo, ritrovato durante alcune ricerche archeologiche condotte nel sito di Brucato, un villaggio che sorse alle pendici del monte San Calogero (Termini Imerese), a pochi chilometri dal mare e dal fiume Torto .
Il "nodo di Salomone" è disegnato su una borraccia di ceramica, decorata in bruno e verde. In buono stato di conservazione, il manufatto ha collo cilindrico, una faccia tonda ed una piatta, due manici e un fondo piatto ad imitazione del tutto dei recipienti in cuoio in uso ai viaggiatori ed ai pellegrini. Lo scopo era probabilmente quello di "protezione" dei viandanti, contro ogni forma di pericolo.
Nella Sicilia dell'Ottocento venne ridotto a simbolo della lotta ad alcune malattie sintomatiche ed in particolare agli orecchioni. Così il nostro Giuseppe Pitrè, nell'opera Medicina popolare siciliana, ne consiglia l'uso per un'efficace cura: oltre le solite unzioni di pomata di belladonna, di sego, di altre sostanze grasse, si raccomanda l'unzione di grasso della mascella inferiore del maiale e la segnatura del nodo di Salomone pel quale usa la seguente pratica: si riscaldino due cocci di terracotta, su ciascuno de quali sia disegnato con carbone il nodo, e si applichino dalla parte del disegno sul gonfiore . Boh ! Chissà se funzionava davvero.
E' un vero peccato che il Pitrè ci fornisca solo queste lapidarie notizie farmaceutiche e non si sia soffermato a parlare del "nodo", in senso etno - antropologico, ed anche se esso veniva utilizzato maggiormente in città o in contesti agro - pastorali, oppure da quale strato della popolazione era maggiormente in considerazione o come mai, ad esempio, u gruppu, abbia avuta un'inversione di tendenza, ovvero sia passato da simbolo magico - religioso per tutti gli usi, ad uno specifico rimedio alla lotta agli orecchioni.

Il simbolo era sovente scolpito sui portali delle chiese, forse a volere proteggere come nel caso della sinagoga di Trieste inaugurata nel 1910 o in quelle più antiche come l'abbazia di san Tommaso in Foglia a Montelabbate nelle Marche, edificio sacro che sorge sul luogo di antichi culti pagani, come testimoniano i tanti reperti archeologici rinvenuti nella zona. L'intero complesso abbaziale era costituito oltre che dalla chiesa, da un vasto monastero con chiostro, dal cimitero e da una serie di edifici di servizi difesi e circondati da un complesso sistema di chiuse e di canali che, una volta riempiti, rendevano difficoltoso l'accesso alla stessa abbazia .
Parallelamente al continente europeo e all'area mediterranea, la simbologia espressa dal "nodo di Salomone" si manifesta presso altre lontane culture che si svilupparono autonomamente, senza che esse esprimessero alcuna tendenza o affinità di trasmissione culturale con quella occidentale o del bacino mediterraneo. Si avvalora così l'ipotesi di una comune radice archetipale i cui contenuti di fondo generano simboli che assunsero nel segno la loro traduzione. Il "nodo di Salomone" è, infatti, uno dei tanti simboli che appartiene a questa categoria di archetipi e deriva dall'essere emanazione di quell'Olimpo interiore che l'uomo porta con sé. Tra tutti i luoghi extraeuropei in cui esso era rappresentato, ricordiamo l'Africa, dove i motivi a treccia chiusa o continua o nodiformi, appartengono ad un bagaglio culturale di un'ampia fascia dell'area sub - sahariana, e il continente indiano, dove i motivi più ricorrenti sono rappresentati dai disegni pavimentali posti all'interno delle abitazioni private, forse per impedire l'accesso alle forze del male.
Anche grandi pittori come Giotto si cimentarono in alcune opere con la rappresentazione di tale segno ed in seguito fu imitato da Duccio di Boninsegna, Simone Martini, Ambrogio Lorenzetti e ancora nel Cinquecento, persino dallo stesso Raffaello Sanzio.
Sulle rocce levigate della Valcamonica in Lombardia, uno dei siti più importanti d'arte rupestre dell'arco alpino, ricco di notevole testimonianze graffite che vanno dall'età del Ferro a quella romana e medievale, sono stati scoperti alcuni "nodi di Salomone, assieme a disegni di villaggi e a figure antropomorfe e zoomorfe. Anche qui il "nodo" va probabilmente letto nel suo significato originario, ovvero, di unione profonda tra l'umano, il fedele, la comunità ed il divino, il soprannaturale.
Andiamo infine a sbirciare le tracce del "nodo" nel territorio mondellese.
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