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Nel secolo XVI certo che i Palermitani che venivano sorpresi dai vicini di casa a mirare un segno di Salomone sopra un pezzo di carta e fatto o detto alcune cose , rischiavano di essere trascinati a viva forza davanti ad un tribunale della Santa Inquisizione e di finire bruciati come eretici, su un rogo di piazza Marina o all'Ucciardone. C' stata poi nel tempo, un'inversione di tendenza, tanto che venne riconsiderato dai Palermitani quale simbolo positivo, un efficace amuleto, un "ombrello" protettivo contro il maligno ed una barriera contro l'inconscio. Oggi (2003), completamente ignorati da disattenti e frettolosi passanti (anche perch ci vuole un buon occhio per riconoscerli), se ne osservano alcuni in via Catalano a Partanna, nelle vie Pazienza e Mondello, tra Partanna e Mondello e nelle vie Apollo e Venere, in localit Martini - Valdesi. E' certo che il loro numero doveva essere alquanto maggiore, ma molte recinzioni purtroppo sono stati abbattute per fare posto a muri "moderni", riedificati rigorosamente in cemento armato, lavori che hanno polverizzato, in cos poco tempo, anni della nostra storia pi recente. I "nodi" magici sono stati tracciati dai nostri avi con mano sicura sulla calce ancora fresca, spalmata sulle pareti delle opere incerte e ci fa piacere supporre che avessero la segreta speranza di un diretto "collegamento" con la divinit, o di un "lasciapassare" per una vita pi serena nell'aldil, oppure ancora, di essere un antidoto contro il malocchio e l'invidia del prossimo. Dalla tipologia dei muri, dalla grafia sicura e dal contenuto delle tante frasi graffite, da supporre una datazione che va tra la fine del Settecento ed il primo decennio di quello successivo.
Nell'era tecnologica del secolo XXI, il "nodo" ha purtroppo perso ogni sua millenaria funzione di simbolo guaritore, di ponte "uomo - dio" ed anche di "terra - cielo" e di liberare dal male degli orecchioni e da altre malattie, divenendo solamente una curiosa, gradevole e folkloristica raffigurazione. Tali labili tracce dei nostri antenati, che come visto hanno alle spalle secoli di vita, sebbene reputati beni culturali cos detti minori, prima che della loro definitiva scomparsa dai muri del nostro quartiere e dalla nostra memoria visiva ad opera dell'onnipresente Homo cementificus, sarebbe opportuno documentarli e censirli accuratamente.
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