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PUNTA DI BARCARELLO

di Pippo Lo Cascio

 

 

Punta di Barcarello, un tempo denominata anche “Punta della Vaccarella” [1], un antico toponimo riportato da antiche carte topografiche settecentesche, è una penisoletta che si protende per circa cinquanta metri sul mare, posta a metà strada tra il borgo di Sferracavallo e la Pietra Tara o “Pietra d’altare”, caratteristico torrione di ciaca ai piedi della falesia del monte Gallo, non lontana dalla Mezzaluna, una naturale insenatura simile ad un fiordo. Parte di tale piccolo golfo, riparato dalle forti correnti marine, è oggi in parte occupato da materiali rocciosi crollati dalla falesia del monte in età storica [2].

Secondo alcuni autori l’antica voce di Barcarello, le deriverebbe dal termine “vaccarella”, voce legata ai buoni pascoli ed ai bovini che pascolavano nel promontorio un tempo ricco di macchia. Il toponimo ricorda, invece, la nobile famiglia Vaccarella, di cui il più importante rappresentante fu il senatore Giuseppe, morto affogato nelle acque del porto di Palermo il 15 dicembre del 1590 e che nel XVI secolo possedeva tale zona. Storicamente i luoghi vennero antropizzati a partire dal 1430 allorquando attorno alla tonnara di Sferracavallo, ricordata nei documenti in possesso dello storico francese Henri Bresc, col nome di Calandria, luogo che dava lavoro a numerosi pescatori, a maestranze artigiane e a bordonari che con i loro muli  facevano la spola con la Piana dei Colli e con l’area trapanese, vi si aggregarono decine di casupole che costituirono il primitivo borgo.

Le attuali vie Dammuso e Amorello e Centonze, ne costituivano le principali arterie che confluivano al malfaraggio protetto probabilmente da una torre, oggi non più esistente, e soprattutto allo scaro da cui s’imbarcavano le merci prodotte nel Piano di Gallo: vini Vernaccia e Malvasia, uve selezionate, cordami, ortaggi, fasci di ddisa (Ampelodesmos mauretanicus) ceramiche ed argilla. La ricchezza del territorio, grazie anche alle attività economico - commerciale, è testimoniata dalle numerose incursioni piratesche che colpirono Sferracavallo, a partire dal XIV secolo e la Punta di Barcarello, con veloci e sanguinosi raids.
Tracce delle antiche attività economiche dell’areale, si scorgono ancora oggi nelle liste della località Schillaci e Cassina, con le salibbe, i muretti a secco edificati per trattenere la terra in presenza di forti pendii, utilizzate per le coltivazioni dei vigneti, del mirto ed in secondo tempo anche del sommacco e i resti di due calcare per produrre la calce. La difesa all’inerme ed attiva


[1] Cfr. D. Scinà, Topografia di Palermo e de’ suoi contorni, Palermo 1818, in S. Di Matteo, Iconografia storica della provincia di Palermo. Mappe e vedute dal Cinquecento all’Ottocento, Palermo 1992, p. 191.

[2] Nel lavoro che riguarda un’analisi geo – morfologica del monte Gallo, vi è un accenno ad una grande frana chiamata “Frana della Mezzaluna” situata in prossimità della località Malopasso. Si tratta di un imponente fenomeno di crollo che si è verificato lungo la parete settentrionale del rilievo. Cfr. F. Cipolla, Il monte Gallo a NW di Palermo nel Quaternario inferiore, in Giornale di Scienze Naturali ed Economiche, XXXIV, a. 1924-1925-1926, pp. 53-66, Palermo 1926; V. Agnesi – T. Lucchesi, Bibliografia geologica ragionata delle frane in Sicilia (dal 1886 al 1987), in Quaderni del Museo “G. G. Gemmellaro”, Palermo 1988, p. 40.

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