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Punta
di Barcarello, un tempo denominata anche
“Punta della Vaccarella” ,
un antico toponimo riportato da antiche
carte topografiche settecentesche, è una
penisoletta che si protende per circa
cinquanta metri sul mare, posta a metà
strada tra il borgo di Sferracavallo e la
Pietra Tara o “Pietra d’altare”,
caratteristico torrione di ciaca ai piedi
della falesia del monte Gallo, non lontana
dalla Mezzaluna, una naturale insenatura
simile ad un fiordo. Parte di tale piccolo
golfo, riparato dalle forti correnti
marine, è oggi in parte occupato da
materiali rocciosi crollati dalla falesia
del monte in età storica .
Secondo
alcuni autori l’antica voce di
Barcarello, le deriverebbe dal termine “vaccarella”,
voce legata ai buoni pascoli ed ai bovini
che pascolavano nel promontorio un tempo
ricco di macchia. Il toponimo ricorda,
invece, la nobile famiglia Vaccarella, di
cui il più importante rappresentante fu
il senatore Giuseppe, morto affogato nelle
acque del porto di Palermo il 15 dicembre
del 1590 e che nel XVI secolo possedeva
tale zona. Storicamente i luoghi vennero
antropizzati a partire dal 1430
allorquando attorno alla tonnara di
Sferracavallo, ricordata nei documenti in
possesso dello storico francese Henri
Bresc, col nome di Calandria, luogo che
dava lavoro a numerosi pescatori, a
maestranze artigiane e a bordonari che con
i loro muli
facevano la spola con la Piana dei
Colli e con l’area trapanese, vi si
aggregarono decine di casupole che
costituirono il primitivo borgo.
Le
attuali vie Dammuso e Amorello e Centonze,
ne costituivano le principali arterie che
confluivano al malfaraggio protetto
probabilmente da una torre, oggi non più
esistente, e soprattutto allo scaro da cui
s’imbarcavano le merci prodotte nel
Piano di Gallo: vini Vernaccia e Malvasia,
uve selezionate, cordami, ortaggi, fasci
di ddisa (Ampelodesmos mauretanicus)
ceramiche ed argilla. La ricchezza del
territorio, grazie anche alle attività
economico - commerciale, è testimoniata
dalle numerose incursioni piratesche che
colpirono Sferracavallo, a partire dal XIV
secolo e la Punta di Barcarello, con
veloci e sanguinosi raids.
Tracce delle antiche attività economiche
dell’areale, si scorgono ancora oggi
nelle liste della località Schillaci e
Cassina, con le salibbe, i muretti a secco
edificati per trattenere la terra in
presenza di forti pendii, utilizzate per
le coltivazioni dei vigneti, del mirto ed
in secondo tempo anche del sommacco e i
resti di due calcare per produrre la
calce. La difesa all’inerme ed attiva
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