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Via
Castelforte
Il nome si deve all'edificio del XVIII secolo,
sorto in una zona interna, equidistante
dai borghi di Martini, Pallavicino,
Cardillo, dall'attuale quartiere Z. E. N.
- Patti e da Partanna. Villa Castelforte
ha caratteristiche nettamente diverse
dalle rimanenti ville dei Colli,
principalmente per la presenza di due
torrioni e della merlatura di inusitata
tipologia. Di recente ha subito un
intervento di consolidamento e di
restauro, ad opera del proprietario, che
l'ha trasformata in un residence con la creazione di mini-appartamenti. Fatta costruire nel
XVIII secolo dai nobili Caccamo, passò
poi al principe di Mezzojuso e Corvino,
discendente per linea femminile dei
principi di Castelforte. E' probabile che
il complesso sia nato come baglio
agricolo, ipotesi deducibile dalla
presenza di una grande corte riadattata a
villa nell'Ottocento con l'aggiunta dei
due torrioni laterali e relative
merlature, trasformata in castelletto dal
principe di Granatelli. La parte
superiore, a cui si accede da una piccola
scala interna, é più ristretta rispetto
quella di base, sulla quale si aprono, da
parti opposte alcune terrazze.
Interessanti appaiono i tre grandi balconi
sorretti da rustici mensoloni, mentre
accanto alla villa esiste ancora una
cappella settecentesca che per le "...
sue dimensioni fa supporre la presenza di
una numerosa popolazione rurale ...".
La chiesa é ricordata dal Mongitore,
allorquando nell'opera Chiese
fuori nella campagna, si sofferma a
descrivere i luoghi sacri della Piana
edificati alla fine del Seicento:
"... innalzando
con real magnificenza un casino che poco
poi divenne palazzo, pensò a fabbricare
anche al suo fianco una chiesa per
benefizio degli abitanti di esso, e
persone della vicina campagna. L'edificio
dunque dedicò a S. Anna protettrice della
casa Ventimiglia. Fu benedetta e aperta
con gran solennità religiosa della stessa
al 26 luglio 1683 ...".
L'edificio sacro, ornato da un portale di
pietra intagliata ed un quadro di
Sant'Anna di pregevole fattura, é uno dei
più grandi e più belli tra quelli del
comprensorio. All'interno si aprono due
porte laterali che immettono una
nell'oratorio e l'altra nella sacrestia.
La villa ed Il firriato di pertinenza sono ricordati dal Villabianca nell'aprile
del 1720, allorquando il generale Mercy,
comandante degli imperiali che
fronteggiavano nella Piana dei Colli le
truppe spagnole del marchese de Lede, fece
costruire alcuni forni per il pane da
destinare alle truppe esauste ed affamate;
"... quattro
dé quali nel luogo del principe di
Castelforte ...". Di recente la Soprintendenza ai BB CC e AA regionale data la
caratteristica di nucleo generatore
dell'agro palermitano, ha posto in corso
il procedimento per l'apposizione del
vincolo di tutela ai sensi della legge
1089/39.
Ma l'aspetto più interessante relativamente a tale
via, è il fatto che un tempo, prima di
essere denominata via Castelforte, era la
via "Partanna Sperone", come
attesta ancora una targa in marmo posta
all'inizio di Pallavicino. Il toponimo Sperone
(i lunghi e grossi ganci su cui erano
appesi parti del corpo di giustiziati per
efferati crimini), era dato a tutte quelle
periferie della città di Palermo, che
erano i principali ingressi verso la città
murata (l'attuale Sperone; San Lorenzo;
Partanna; Boccadifalco; ecc.), che
dovevano essere da monito per tutti i
forestieri che giungevano dai paesi
limitrofi. I criminali venivano di solito
impiccati o decapitati a piazza Marina
dopo avere subito numerose torture, dopo
erano squartati e portati ed appesi ai
vari Speroni.
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