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Via
Pazienza
Arteria
di collegamento tra le borgate di Partanna
e Mondello che un tempo costeggiava il
versante occidentale del Pantano.
Quest’ultimo, oggi non più esistente,
fu un ambiente lacustre ricco di specie
botaniche e biologiche e punto di
riferimento di tutto il comprensorio delle
Piane di Gallo e dei Colli. Il toponimo
Pazienza ricorda un antico casale
appartenente alla famiglia Pazienza,
Patienza o Plachencia, sorto nei primi
anni del XV secolo, probabilmente nei
pressi dell’odierno "baglio
Busalacchi", agglomerato rurale che
si apre quasi a metà della via. Un tal
Giovanni de Plachencia fu il capostipite
del casato e diede origine ad un
agglomerato antropico, come é attestato
nei primi anni del Quattrocento per un
fatto avvenuto nella contrada delli
Colli. Il documento notarile cita
testualmente che tal "… Rinaldo
de Simone presta una fideiussione a favore
di Giovanni de Plachencia e del suo
mandriano, per i danni causati da sei buoi
nella vigna di Giovanni de Trayna, posta
in contrada Colli …". Porta la
data del 1407 agosto 11, XV indizione. E'
probabile quindi che il Giovanni de
Plachencia qui citato, fu uno dei tanti
proprietari terrieri trasferitosi da
Palermo nella Piana di Gallo, attratto dal
miraggio di un facile guadagno, come
ebbero a fare numerosi commercianti ed il
già citato de Trayna. La ricchezza dei
pascoli e la buona e fertile terra della
pianura a pochi passi del Pantano di
Mondello, avrà indotto il padrone
terriero a stabilirsi definitivamente
nella zona, costruendo un baglio agricolo,
le stalle e i magazzini per gli attrezzi
agricoli e per il deposito e le
trasformazioni agro-pastorali.
Notizie
successive del 1642, ricordano che la
Corte Pretoriana di Palermo affidò nel
1666 a Donna Eleonora Valdes e Sala la chiusa
della Patienza; la tenuta col baglio
difeso da una torre, (é forse la torre
Canazzo?), passò a Don Ferdinando Alvarez
de Valdes, il futuro fondatore del baglio
di Valdesi, cui impose il nome all'intero
territorio.
Nella
prima metà dell'Ottocento la contrada
Pazienza é ancora riportata dal medico
Vincenzo Abate che ebbe in cura le
popolazioni del comprensorio, affetti
dalle febbri malariche, sprigionate dalle
acque del Pantano.
L’importanza
della tortuosa strada della Pascienza,
simile in tutto a quella orientale
definita come la via delle Saline,
ci è fornito da un dato
strategico-militare: lungo la strada,
infatti, ricadevano le tre torri "appadronate"
Pilo, Cagiulano e Canazzo col compito di
difendere i raccolti. Le opere di difesa
vennero rase al suolo per fare posto ad
una serie di discutibili e moderne
abitazioni della villeggiatura estiva.
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