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Autore: Gerardo Sorrentino  Data pubblicazione 03/02/2002

 

Terra e Cielo

Fragile cristallo dalle mani palmate
cigno delle mie aurore desiderate
strascico fra terra e cielo
d'ogni mio desiderio sei nuovo velo
ama, ama, con tutto ciò che hai
ama, ama, e dopo non lasciar mai
la Terra con una mano ben tesa
il Cielo con desideri senza resa.

Col tuo nome

Io che sono stupido come un secchio d'acqua,
bucato da tutte le parti,
raccolgo polvere di luna
e col tuo nome ne faccio coreografia
e tutti col naso in su a guardare il cielo,
perché ogni volta che è poesia,
ogni volta che succede,
è come rubare un pezzo di cielo a Dio.

Dimmi che lo vedi anche tu.

Dimmi che lo vedi anche tu
quest'orizzonte
dove le lacrime dei sogni
e dei desideri
possono confluire
in glorioso unire,
lo senti, è il mio cuore,
che ad ogni alito di speranza vibra
e sa amare anche una voce sconosciuta
e ora il silenzio che allontana
che compie il misfatto del dubbio
.parlare .tacere,
ma stasera le stelle fanno da falò
per le nostre divinità
sono dipinte sull'anima
che hai intagliato come una tela
per la mia fantasia,
per il tuo silenzio,
e ho cercato demoni e beffe della vita
per darmi una ragione,
una ragione per cui sempre sul più bello
è un miraggio,
e ora dimmi che la stella del desiderio
che è calata nei cristalli dei miei occhi
ha incrociato anche i tuoi.

Sabbia d'amore

Ho amato il sogno di una speranza
sabbia d'amore contenuta in mani bucate dal tempo,
e questa storia son spruzzi di libertà
contro lo scoglio della realtà,
ed ora potrei incorniciare le tue lacrime
con un groviglio di parole,
ma sarebbe solo un modo per sfuggire
dalle proprie responsabilità,
ed è proprio in queste notti che rivedo la tua immagine
mentre la lama affilata della memoria
incide i lineamenti del tuo viso sullo schermo della dignità,
fin troppe volte ho sondato con le mie labbra
sulla tua pelle il battito del tuo cuore,
e così un sipario di stelle scende
sul palcoscenico della sera,
mentre la mia coscienza è affondata
dagli artigli della tua anima,
mentre la sagoma del tuo corpo
fa da ombra sul muro del desiderio.
ma ora i tuoi occhi son solo frecce avvelenate
contro il bersaglio del mio cuore,
e allora non intralciare più la mia corsa,
non saprei più fermarmi,
ormai questa mia vita è troppo lontana
dal tuo modo di sperare.

Ho un sogno

Ho un sogno
Un sogno filtrato da una lacrima di Dio
Grandine di pensieri
Granite per l'anima
Uragano fra le nuvole
Fra i cirri delle speranze sole,
il sogno è fiorire poesia fuori stagione
quella di un mondo di fratelli
dove i colori non siano fardelli.

Vorrei

Vorrei illuminare le mille stelle del cielo
per strapparti la purezza di un sorriso,
e furtiva la luna cattura una lacrima di gioia
che appartiene solo ai migliori momenti,
vorrei far delle mie parole tempi per scandire
gli aliti delle giuste emozioni,
vorrei costruirti un pensiero libero e sereno
come i cirri nel cielo
si fanno governare con serenità dal vento,
vorrei che il vento di queste parole
fosse speranza
fosse serenità
fosse amore.

Mi fate ridere

Ciò che più si teme potrà mai esser salvezza?
Chi potrà mai esser il Salvatore?
Chi c'incatena potrà mai salvarci?
Mi fate ridere!
E il mio riso v'inghiotte
E vi vomita come foste merda,
siete la mia continua scoperta
di quanto sia buio il fondo,
di quanto sia ridicolo il senso profondo
della vostra giustizia,
e le vostre sicurezze
sono l'appendice delle vostre paure.
Ho un solo desiderio:
vedervi accanto al vostro "miglior peccato"
e poi giudicarvi secondo il vostro buon senso.

Non osate

         Non amo la vita
più di quanto non ami già la morte:
è una questione di equilibrio,
e se la Temide dalla mano destra armata
un giorno mi chiamerà lungo le oscure strade dell'infinito
potrò fare di un timido sospiro
la più violenta vendetta che un uomo possa immaginare,
ma non osate voi,
che dell'udito sperate solo,
di poter conservare in memoria
l'ultimo rantolo del ribelle,
sarebbe troppo pericoloso concedervi tale onore,
potreste comprendere un minimo di dignità
che dall'inferno vi sputerò contro,
oh no, restate dietro al vostro pastore,
che vi protegge per quel che siete,
non cambiate la vostra indole,
un giorno lo faranno i vostri figli,
e allora un'immensa e tragica risata
vi sommergerà da valli lontane
e da tempi da troppo andati.

       Dedicata al poeta Alekos Panagulis


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