In
seguito venne trasformato in bimotore in grado di trasportare
esclusivamente armamenti.
Nel 1943 uno di questi, in volo sui cieli tra Palermo e l’Isola
delle Femmine, venne abbattuto precipitando verso il mare dove
si inabissò fino a fermarsi sulla sabbia a circa 47 mt.
Oggi,
che la subacquea sta vivendo un momento di forte espansione,
quell’atto di morte costituisce occasione di ripopolamento
ittico-bentonico e luogo di divertimento per chi si immerge con
ARA.
A
circa 10 minuti di navigazione dal porticciolo di Sferracavallo,
traguardati dei punti a terra, buttiamo l’ancora e, 47 metri
più giù, ritroviamo il “nostro” aereo.
Avvalendomi
dell’insostituibile assistenza logistica e tecnica degli amici
Danilo e Tatiana del Marenostrum
Diving Center che ormai da parecchi anni opera con
competenza e professionalità nelle nostre acque, cominciamo la
discesa finché scorgiamo la macchia nera sulla sabbia che via
via definisce i suoi contorni a noi ormai familiari.
Oltre
ad essere meta di escursioni subacquee, il relitto offre riparo
a due grossi gronghi (Conger conger), ad alcune cernie, ad una
murena ed è occasione di biodiversità; troviamo, infatti,
spugne incrostanti, spugne a candelabro di uno splendido blu che
colonizzano le strutture maggiormente in ombra ed anche una rara
Bonellia Viridis che qui evidentemente trova le condizioni
ideali per vivere. L’esplorazione è abbastanza rapida, il
tempo limitato di fondo di circa 13-14 minuti ci consente di
girare intorno allo Junker un paio di volte finché risaliamo
per la dovuta decompressione, con ancora in mente le splendide
evoluzioni dei gronghi e le emozioni che ancora una volta
“l’aereo” ci ha regalato.