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Altra interessantissima rubrica dedicata al mare di Mondello e dintorni ma, soprattutto, a quanto in esso contenuto.  La rubrica e' curata da Francesco Correri al quale siamo grati per avere accettato di collaborare con noi. Attraverso una  serie di articoli sarete guidati nella magica realta' del nostro mare e dei segreti custoditi nei nostri fondali.

UN AEREO IN FONDO AL MARE



 Nel basso Tirreno le acque che bagnano le coste palermitane custodiscono diversi relitti di aerei e di navi. Queste ultime non necessariamente sono da ricondurre ad affondamenti a causa di operazioni belliche, mentre gli aerei sono il risultato dell’attività della contraerea che controllava il traffico dei bombardieri sui cieli di Palermo durante il secondo conflitto mondiale. Uno di questi è il famoso “Junker 52 di Sferracavallo”.

Questo tipo di velivolo in forza alla Lufthansa, costruito nelle officine di Dassau già dal 1919, era equipaggiato con tre motori BMW ad elica tripla, era in grado di trasportare 16 passeggeri + 3 membri di equipaggio e raggiungeva una velocità di ben 250 Kmh. con un’autonomia di volo di circa 1000 Km.

In seguito venne trasformato in bimotore in grado di trasportare esclusivamente armamenti.

Nel  1943 uno di questi, in volo sui cieli tra Palermo e l’Isola delle Femmine, venne abbattuto precipitando verso il mare dove  si inabissò fino a fermarsi sulla sabbia a circa 47 mt.

Oggi, che la subacquea sta vivendo un momento di forte espansione, quell’atto di morte costituisce occasione di ripopolamento ittico-bentonico e luogo di divertimento per chi si immerge con ARA.

A circa 10 minuti di navigazione dal porticciolo di Sferracavallo, traguardati dei punti a terra, buttiamo l’ancora e, 47 metri più giù, ritroviamo il “nostro” aereo.

Avvalendomi dell’insostituibile assistenza logistica e tecnica degli amici Danilo e Tatiana del Marenostrum Diving Center che ormai da parecchi anni opera con competenza e professionalità nelle nostre acque, cominciamo la discesa finché scorgiamo la macchia nera sulla sabbia che via via definisce i suoi contorni a noi ormai familiari.

Oltre ad essere meta di escursioni subacquee, il relitto offre riparo a due grossi gronghi (Conger conger), ad alcune cernie, ad una murena ed è occasione di biodiversità; troviamo, infatti, spugne incrostanti, spugne a candelabro di uno splendido blu che colonizzano le strutture maggiormente in ombra ed anche una rara Bonellia Viridis che qui evidentemente trova le condizioni ideali per vivere. L’esplorazione è abbastanza rapida, il tempo limitato di fondo di circa 13-14 minuti ci consente di girare intorno allo Junker un paio di volte finché risaliamo per la dovuta decompressione, con ancora in mente le splendide evoluzioni dei gronghi e le emozioni che ancora una volta “l’aereo” ci ha regalato.

 Francesco Correri  

 


Visita anche: Il mio Mare di A. Romeo

 

 

 

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