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INCONTRI
RAVVICINATI NEI NOSTRI MARI
LE
TARTARUGHE MARINE
di
Giuseppe Russo
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A
ciascuno di noi è certamente capitato, durante
una traversata in mare, di scrutare con
attenzione la superficie sconfinata ed instabile
di un mare blu cobalto e subire il fascino di un
lontano oggetto galleggiante, non chiaramente
identificato, che evochi nel nostro immaginario
storie di relitti o di strane creature marine.
Al diportista che, per pura casualità, capiti
di avvicinarsi all'oggetto galleggiante e
scoprire con meraviglia e incredulità le forme
di una tartaruga marina, gli sarà dato di
vivere un'esperienza che lascerà di certo un
segno indelebile nel proprio vissuto: l'incontro
con una creatura a metà tra preistoria e
immaginazione della quale gli uomini hanno da
sempre percepito il fascino.
Le
Tartarughe marine sono rettili, animali a sangue
freddo; la loro storia evolutiva li ha portati,
oltre 100 milioni di anni fa, ad affinare gli
adattamenti all'ambiente acquatico e conquistare
così gli ecosistemi più vasti della Terra:
mari e oceani. Tale processo ha permesso loro di
sviluppare un corpo con caratteri idrodinamici,
con zampe anteriori trasformate in
"palette" per uno spostamento più
agile. Nel contempo hanno evoluto sistemi
alternativi per la respirazione, al fine di
accentuare la resistenza all'immersione. La
Tartaruga marina comune (Caretta
caretta) è capace di stazionare al fondo,
in condizioni termiche particolari, anche per
interi giorni, in uno stato di torpore; tale
rallentando dei ritmi metabolici interni è
realizzato grazie ad un particolare tessuto
muscolare cardiaco capace di operare, anche per
periodi prolungati, in carenza di ossigeno.
In condizioni di attività regolare la
respirazione avviene, invece, con tempi di
immersione nell'ordine dei 20 minuti.
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